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Dal 22 gennaio al 31 luglio 2004

FABRIZIO LOSCHI

Il Gusto dell'Occhio

Un’opera parte da un’idea e il luogo privilegiato di essa è il logos, parola greca intraducibile che si riferisce all’ambito del discorso e del suo sviluppo. Il logos è il contenitore del pensiero ed esso è un gesto a cui la creazione fa riferimento.L’artista sa che l’ordine degli eventi della sua produzione deve passare dalla riflessione e si orizzonta a partire dalla parola…destino dell’opera.

Il nostro mondo informatico, sotto alcuni profili, assomiglia a quello utopico ed eterno dell’antico eroe greco. L’uso che in occidente facciamo del computer produce l’entrata in gioco dell’idea di perfezione. Tutto può essere calcolato e messo in memoria: abbiamo smarrito il segreto, caratteristica fondamentale dei modi pre e post-classici. Nella classicità greca il luogo del segreto era occupato dai misteri che potevano però essere consultati dagli uomini.

Nelle statue di Fabrizio Loschi c’è un esplicito riferimento al mondo classico: eglisi sottrae al mondo del segreto e porta tutto alla luce degli eventi. Naufraga verso la perfezione e verso l’utopia. Svela tutte le carte e poi sospende il giudizio. In questa sospensione consiste il quarto movimento di cui parla l’artista in qualche suo scritto. Ad una tesi (concepita come intenzione creativa) si contrappone un’antitesi (intesa come ripensamento dell’opera). Queste fasi cercano di armonizzarsi nel superiore ordine della sintesi (nel compimento dell’opera). Il quarto movimento sosta sulla vertigine creativa…sulla fermata ai confini del mondo…su una specie di “inerzia produttiva” in cui l’eroe si ripiega su se stesso e sul suo destino. Gravità e sospensione vivono nello stesso universo…e lo spettatore è colto da una visione in cui la massa della materia coincide con la forma. La scultura stessa si astrae fino a divenire simbolo di sé stessa…comel’antico Achille di Omero coincideva con l’idea assoluta di sé.

Marco Rabeschi



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