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Le opere saranno esposte da settembre a fine novembre 2003

HELMUT LANDER

le Teste

“La testa - oltre al torso e alla figura intera - è una forma che intriga Helmut Lander sin dai primi anni Settanta, allorché decise di dedicarsi definitivamente alla scultura.
Nei suoi anni di formazione furono da un canto l’eredità del Bauhaus - strettamente connessa al suo luogo di nascita e di studi Weimar - e in seguito il confronto con il cubismo che spronarono Helmut Lander a far confluire in forme primitive tutte le manifestazioni del mondo esterno. Ciò significa l’eliminazione di tutto quanto è accidentale, casuale, superfluo. Soprattutto le teste, che Helmut Lander plasma in modo plastico, non hanno più nessuna analogia con il ritratto.
Tendendo ad una generale geometrizzazione, esse mettono in risalto la levigata curva della sommità del capo, la movimentata forma del profilo o - dove predomina una visione frontale - una fisionomia “bocca-naso-occhi” piena di fratture e solchi, quasi come se sull’opera si dovessero compiere degli studi geologici.
Per Helmut Lander trasformare è sinonimo di deformare. I dettagli possono fuoriuscire dal contesto o, al contrario, rifondersi in un tutt’uno. E qui il cammino verso le teste scomponibili e a incastro è tracciato. Con esse, nei primi anni Ottanta, Helmut Lander esplora le illimitate possibilità di spostare le singole parti l’una verso l’altra.
Le opere più recenti di Helmut Lander possono apparire meno incisive, non per questo hanno meno forza emotiva e spessore. I componenti di bronzo e ferro e/o di alluminio si sposano perfettamente, mettendo in luce le contrapposizioni: brillante contro opaco, liscio contro ruvido. Qui non si evidenzia solo lo stimolo sensuale del contrasto, bensì vi è pure l’accenno alla lacerazione intima dell’uomo, al disequilibrio e alla disarmonia dei suoi stati d’animo, dei suoi impulsi, delle sue opinioni.
Helmut Lander non si limita solo alla forma della testa, ma si interessa pure al suo contenuto. Per noi tutti si chiede: cosa succede nel mio cranio? A questa domanda ci sono tante risposte quanti sono gli osservatori, moltiplicati per il numero dei loro punti di vista.”

Dr. Roland Held, Darmstadt



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